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Considerazioni giuridiche e non, a proposito della rissa avvenuta in Parlamento in occasione del dibattito sulle riforme costituzionali.

 News pubblicata il 14/02/2015
 L’altra sera (rectius quasi l’altra notte…)  si è verificato il gravissimo episodio della rissa tra  parlamentari di diverse fazioni che tutti noi abbiamo potuto vedere in televisione e che ha gettato ancor più discredito sul nostro già ampiamente discreditato paese. Esso offre la stura ad una serie di considerazioni relative agli attuali componenti del nostro Parlamento: molti di essi sono indagati per gravi reati, altri hanno già subito condanne penali per quanto non definitive, la maggioranza di essi diserta molte sedute delle rispettive camere, come si può tristemente constatare dai collegamenti televisivi, in alcune interviste provocatorie dimostrano di non conoscere i rispettivi regolamenti parlamentari e, recentemente, addirittura le norme costituzionali relative ai quorum richiesti per l’elezione del Presidente della Repubblica! Molti di essi sostengono disegni governativi (alcuni lo ammettono pubblicamente) abbinati alla fiducia al governo, solo per paura dello scioglimento anticipato delle camere che precluderebbe loro di conseguire la lauta pensione di parlamentare; infine essi sono stati eletti in base ad una legge elettorale dichiarata più di un anno fa incostituzionale dalla Consulta, senza che nel frattempo si sia sentito il dovere di intervenire immediatamente per scriverne un’altra.
L’articolo 88 della Costituzione al primo comma prevede il potere per il Presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle due camere, di scioglierne una o entrambe. Si tratta di uno dei poteri più importanti e delicati che competono al capo dello Stato. Sono convinto che Sergio Mattarella sia una persona per bene ma per essere dei buoni presidenti è necessario anche avere il coraggio di assumersi pesanti responsabilità. Mi pare che il vergognoso episodio dell’altra sera, essendo solo la punta di un iceberg che rivela ancora una volta in modo impietoso lo stato comatoso del ceto politico italiano, giustifichi pienamente l’uso di questo grave potere. Avrebbe il significato di un momento di monito e di rottura che forse potrebbe avere l’effetto di aprire una seria riflessione all’interno del ceto politico e un segnale di cambiamento nei comportamenti istituzionali, nel senso di esprimere da parte della più alta carica dello Stato la non disponibilità all’assuefazione verso ogni nefandezza, che da anni la fa da padrona in ogni aspetto di questo paese ormai allo sbando.
Luca Sansone



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